Un momento del coloratissimo Carnevale di Tricarico (Foto: Michele De Grazia)

Alla scoperta del Carnevale di Tricarico con i bambini

Tricarico è un affascinante paese di orgine arabo-normanna della Basilicata, a circa 60 km di strada da Matera.

Affacciato sulla Val Basento, il suo centro storico è un borgo medievale tra i più caratteristici della regione, con la sua torre normanna che domina il paese e il panorama circostante. Tricarico è anche la patria di Rocco Scotellaro, “sindaco socialista e poeta della libertà contadina” , come recita la targa posta sulla sua casa natìa.

Tricarico e i tricaricesi possiedono una forte identità culturale, che si esprime soprattutto nell’ evento caratteristico del paese: il Carnevale.

Con le caratteristiche maschere antropologiche dalle sembianze di mucche e tori (màshkr, nel dialetto tricaricese), il Carnevale di Tricarico è uno dei più importanti non solo della Basilicata ma di tutto il Meridione.

Il nostro partner Zirlìo, con la sua guida turistica Sara (specializzata in tour per famiglie), ci ha fornito un bel racconto del carnevale di Tricarico da leggere ai bambini per spiegare le origini e le tradizioni di questo evento magico.

Buona lettura!

Articolo di Sara – Zirlìo

Il Carnevale magico di Tricarico

Il Carnevale di Tricarico è una festa molto speciale, perché è l’unico Carnevale in cui le persone si trasformano per diventare mucche!

Di solito si tende a trasformarsi in una principessa oppure in un super eroe; a Tricarico invece no: tutti mucche e qualche torello.

Le origini di questo carnevale sono molto antiche, tanto che nessuno riesce a darne una datazione certa: alcuni studiosi pensano che risalga addirittura al tempo dell’antica Grecia!

Quello che è certo è che si tratta di un vero e proprio rito magico. Infatti, è a tutti gli effetti un rito propiziatorio e serviva a ingraziarsi la natura. Inutile dire che i contadini ci tenevano moltissimo poiché era l’unico modo per assicurarsi un anno di fertilità dei campi e di benessere.

In pratica, fare bene il carnevale era una questione di vita o di morte.

Tricarico. Murale dedicato a Rocco Scotellaro (Foto: Carlo Magni)
Tricarico. Murale dedicato a Rocco Scotellaro (Foto: Carlo Magni)

Una sveglia insolita e allegra – Prima sfilata

Questo carnevale, già così strano, inizia anche a un orario insolito. Infatti, ogni 17 gennaio e ben prima dell’alba, verso le quattro del mattino, gli abitanti del paese si vestono e piano piano si radunano presso la piazza del paese per dare una bella sveglia a tutti i dormiglioni.

Devi sapere che ogni figurante porta con sé un grande campanaccio e quanto più rumore si riesce a fare tanto meglio!

Ricordi il rito magico? Affinché la magia funzioni le vacche devono essere energiche e vitali; insomma, bisogna generare un gran fracasso!

Quando si è creato un piccolo gruppetto di vacche e tori, questi entrano nelle vie del centro storico e, sbatacchiando di qua e di là, iniziano a svegliare tutti i tricaricesi.

Nessuno si lamenta di questa sveglia strampalata, anzi: i tricaricesi sono affezionatissimi a questo suono magico e aspettano con trepidazione questa giornata. Tutti gli altri figuranti, sentendo lo scampanare, si aggiungeranno al gruppo man mano e così alla fine questa allegra combriccola sarà davvero una mandria!

Come si vestono i figuranti?

I figuranti più importanti sono ovviamente le vacche e lo sono perché possono generare i vitellini e quindi nuova vita. È sempre questione di magia e cosa c’è di più vitale di una nuova vita?

Le vacche sono vestite di nastri coloratissimi che scendono da un cappello a falde e coprono chi le indossa fino alle ginocchia. Inoltre, il viso viene coperto da un velo: ciò è importante perché è soprattutto grazie al velo che avviene la trasformazione magica in vacca. In effetti può essere paragonato alla maschera di un supereroe che diventa tale solo quando non se ne conosce più l’identità.

Sotto al cappello viene indossata una divisa fatta con maglia e pantaloni chiari, bianchi o tendenti al bianco: neanche questi sono vestiti “normali”, ma indumenti per così dire “della salute” che mai nessuno indosserebbe fuori casa…tranne che a Carnevale, ovviamente ☺

Il costume è completato da una serie di foulard colorati che si annodano al collo, in vita, sui gomiti e sulle ginocchia.

L’unico colore bandito dal costume della vacca è il nero. Di questo, invece, c’è abbondanza nel costume dei tori. Il toro è identico alla vacca per cappello, indumenti ecc. ma – tranne che per qualche nastro rosso – è interamente vestito di nero, da capo a piedi (perfino il velo!).

Quindi, a guardare bene i costumi, si capisce subito che non ci si veste da vacca e da toro per somigliare ai rispettivi animali. Al contrario ci si veste per somigliare alla loro forza vitale, e lo si fa con indumenti simbolici pieni zeppi di nastri saltellanti e circondati da un allegro scampanio.

Pensate che questi costumi non hanno neppure le corna! Eppure dovrebbero, no!?

Alcuni dei costumi tipici del Carnevale di Tricarico (Foto: Zurlìo)
Alcuni dei costumi tipici del Carnevale di Tricarico (Foto: Michele De Grazia)

La benedizione del santo

Dopo la sveglia del paese, la mandria si reca presso una chiesetta di periferia (una volta era in campagna) dedicata a Sant’Antonio Abate, il protettore degli animali.

Qui anticamente i contadini portavano i loro animali, anche le mucche (quelle vere), per ricevere la benedizione del santo con una messa solenne. Oggi invece la chiesa viene aperta solo a Carnevale e il sacerdote benedice i figuranti.

Tutto questo avviene all’incirca verso le 10.00 di mattina del 17 gennaio e, dopo la benedizione, si riparte per una nuova sfilata scampanante per le vie di Tricarico.

Seconda sfilata

Questa seconda sfilata è molto suggestiva perché qui partecipano di solito tante persone e tanti bambini.

La mandria si divide grazie ai mandriani (i massari e i ualanì) e giunti in piazza ci sarà un dialogo/sfottò tra il capomassaro, responsabile della transumanza, e il conte e la contessa che sono i proprietari della mandria.

Terza sfilata

In genere la stessa sfilata si ripete anche alle 17.00 di sera ma su un percorso più breve e senza il dialogo finale.

Quarta sfilata

La sfilata alle ore 10.00 viene ripetuta anche l’ultima Domenica di Carnevale, che quest’anno cade il 14 febbraio 2021.

Durante questa giornata, con una tradizione totalmente separata da quella della transumanza, muore Carnevale. E tra canti e balli, questa figura imponente, che viene rappresentata da un grande fantoccio, viene bruciata nella piazza del paese tra i pianti disperati della moglie Quaremma.

Così, dopo aver mangiato e bevuto, termina carnevale ed inizia la quaresima.

Perché partecipare al Carnevale di Tricarico?

Ma ovviamente perché solo al Carnevale di Tricarico le persone possono trasformarsi in una mucca!

Quando andarci?

Se desiderate far vedere qualcosa di davvero diverso ai vostri bambini, e vi va di fargli fare l’esperienza dell’alba, non ci sono dubbi: il 17 gennaio è la giornata ideale.

Le foto che farete all’alba, a seguito della mandria , vi riempiranno il cuore.

Se invece siete più tradizionalisti, allora una delle sfilate delle 10.00 sono sicuramente più indicate. Sarà facile fare le fotografie, la temperatura sarà sicuramente più gradevole e ci saranno anche più spettatori.

Cosa occorre sapere ancora?

Evitate di entrare nel corteo durante la sfilata!

I motivi sono diversi:

  • è pericoloso. Infatti, i figuranti corrono spesso, e tra i veli e rumore di campane è facile venire colpiti da un grosso campanaccio metallico o essere investiti da un figurante adulto;
  • è irrispettoso per la popolazione locale. Dopo tutto, seppure nessuno più creda alla propiziazione della natura, si tratta sempre di un rito molto sentito e mescolarsi alla mandria con abiti civili o non appartenenti a quella tradizione non è considerato un segno di rispetto.

Restare in movimento. Il gruppo è in continuo spostamento: per evitare che già dopo pochi istanti le vacche scompaiano totalmente dalla vista, è bene spostarsi lungo il percorso, magari seguendolo o anticipando la mandria in punti strategici.

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